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Insonnia: quando dormire male diventa un problema e come si cura
Qualche notte di sonno disturbato è un'esperienza comune. Quando però la difficoltà si ripete quasi ogni notte, per settimane o mesi, il sonno diventa una preoccupazione costante, e il timore di non dormire contribuisce esso stesso a mantenere l'insonnia.
L'insonnia è tra i disturbi in cui le cure risultano più efficaci e durature. Le linee guida europee indicano come trattamento di prima scelta un approccio comportamentale breve e strutturato, che nella maggior parte dei pazienti migliora il sonno nell'arco di poche settimane e, a differenza dei sonniferi, mantiene i benefici anche dopo la conclusione del trattamento.
Quando dormire male diventa insonnia
Periodi di sonno disturbato sono frequenti nelle fasi di stress e in genere si risolvono spontaneamente. Si parla di insonnia quando la difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno o il risveglio troppo precoce si presenta almeno tre notti a settimana, dura da almeno tre mesi e ha conseguenze durante il giorno: stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione, calo del rendimento.
Sintomo o disturbo?
L'insonnia può essere un problema a sé, ma spesso è anche il segnale più evidente di qualcos'altro. Per questo il primo passo è sempre comprenderne la causa.
- Ansia e depressione. Il risveglio precoce, nelle prime ore del mattino, è tipico della depressione; la difficoltà ad addormentarsi accompagna spesso l'ansia.
- Altri disturbi del sonno. Russamento con pause del respiro (apnee notturne), sindrome delle gambe senza riposo, ritmo sonno-veglia spostato.
- Farmaci e sostanze. Caffeina, alcol (che facilita l'addormentamento ma frammenta il sonno), alcuni farmaci di uso comune.
- Abitudini e orari. Turni di lavoro, orari irregolari, tempo prolungato trascorso a letto da svegli.
Quando rivolgersi a uno psichiatra
- il sonno è disturbato da più di qualche settimana, con ripercussioni sulla giornata;
- si assume un sonnifero ogni sera e risulta difficile farne a meno;
- l'insonnia si accompagna a umore basso, ansia o preoccupazioni continue;
- i rimedi provati finora non hanno funzionato o hanno smesso di funzionare.
Come si svolge la valutazione
La prima visita ricostruisce l'andamento di una notte tipo, dall'ora in cui ci si corica al risveglio, e il funzionamento durante il giorno. Spesso viene richiesto un diario del sonno da compilare per una o due settimane, lo strumento più semplice e informativo per l'inquadramento. Se il quadro fa pensare ad apnee notturne o a un altro disturbo specifico del sonno, si programmano gli accertamenti adatti.
Come si cura
- Approccio comportamentale. È la cura di prima scelta. Comprende la regolazione del tempo trascorso a letto, il ripristino dell'associazione tra letto e sonno e alcune indicazioni pratiche sui ritmi della giornata. Le sole regole di igiene del sonno non sono sufficienti.
- Curare la causa. Quando l'insonnia è legata ad ansia o depressione, trattare questi disturbi migliora anche il sonno.
- Farmaci, quando servono. Possono essere utili per periodi limitati o in situazioni specifiche, scegliendo il farmaco in base al tipo di insonnia e alla persona, ed evitando l'uso cronico di sedativi non mirati.
- Ridurre i sonniferi presi da tempo. È possibile, con una riduzione graduale e seguita, e il percorso è più semplice se affiancato da indicazioni comportamentali sul sonno.
Nella mia pratica il sonno è spesso il punto di partenza del trattamento: è frequentemente il primo sintomo a migliorare e quello che incide di più sulla qualità della giornata.
Domande frequenti
I sonniferi fanno male?
Usati per un periodo breve e con indicazione medica possono essere utili. Il problema è l'uso quotidiano per mesi o anni: l'effetto tende a ridursi, al mattino possono lasciare sonnolenza e difficoltà di concentrazione e, soprattutto in età avanzata, aumentano il rischio di cadute.
Si può smettere un sonnifero preso da anni?
Sì, ma non all'improvviso. La riduzione si fa in modo graduale, spesso nell'arco di settimane, e funziona meglio se nel frattempo si lavora sulle abitudini del sonno.
Quante ore bisogna dormire?
Non esiste un numero uguale per tutti: la maggior parte degli adulti sta bene con sette-nove ore. Conta più il funzionamento durante il giorno che il numero esatto di ore; perseguire un obiettivo rigido tende a peggiorare l'insonnia.
La melatonina funziona?
Ha un effetto modesto sull'insonnia in generale. Può essere utile in situazioni specifiche, come i disturbi del ritmo sonno-veglia o alcune forme dopo i 55 anni, e va scelta con criterio per dose e orario di assunzione.
La visita si può fare online?
Sì. La prima visita e i controlli si possono svolgere in videochiamata, con la stessa durata e la stessa tariffa della visita in studio a Catania.
Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2026